Ana Maria Ribeiro Da Silva visse dieci anni accanto a Giuseppe
Garibaldi. Fu ammazzone, guerrillera, amante appassionata e gelosa e  madre
dei quattro figli dell’eroe italiano.  Questa fanciulla brasiliana con sangue
indio nelle vene conobbe Garibaldi quando aveva 18 anni.  Non ci pensò un
attimo a lasciare tutto per il biondo eroe venuto dall’Italia. Con Garibaldi
viaggiò per il Brasile, l’Urugay e infine sbarcò a Genova nel 1847.
Garibaldi la raggiunse il 21 giugno 1848 per partire immediatamente alla volta
di Firenze, Bologna, Ravenna, del Lago Maggiore e infine Roma dove era stata
proclamata la Repubblica, alla cui difesa disperata, un anno dopo, darà un
contributo decisivo. Gli eserciti francese e austriaco attaccano la città eterna per
ripristinare il potere papale. I garibaldini danno vita a una eroica
resistenza, respingendo gli assalti quartiere per quartiere, per molti giorni.
Ma dopo l’ultimo scontro sostenuto nella zona del  Gianicolo, Garibaldi e i
suoi sono costretti alla fuga. La sua fuga, a piedi, a cavallo, attraverso
montagne e fiumi, è un calvario. Le sue condizioni di salute peggiorano a
vista d’occhio. Nelle valli di Comacchio si consuma la tragedia. La donna,
che era in stato di avanzata gravidanza, perde conoscenza e Anita muore il 4 agosto 1849
quando aveva soltanto 27 anni.

Il corpo senza vita di Anita fu frettolosamente sepolto
nella sabbia. Più tardi il suo corpo fu trasportato al cimitero di Mandriole.
Nel decennio successivo alla morte, i resti di Anita vennero riesumati per ben
7 volte da varie parti che se ne contendevano il lascito morale. Nel 1932, nel
50º anniversario della morte di Garibaldi, il corpo di Anita fu
definitivamente deposto nel basamento del monumento equestre eretto sul
Gianicolo, a Roma, la città per la cui difesa la giovane brasiliana era
morta.

Le altre donne

Anita fu soltanto una delle donne
dimenticate dal Risorgimento. Donne del
Risorgimento
(edito da Il Mulino costa 24 euro) è un libro collettivo
che racconta la storia di quattordici donne senza le quali l’Italia sarebbe
stata diversa.  Da Georgina SaffiGiara
Maffei
, da Sara Nathan alla nobile Cristina
di Belgioioso.
Dalla capraia palermitana Teresa «Testa di
lana»
a Colomba Antonietti. Il Corriere fa un
interessante riassunto del libro che spiega in poche parole chi erano queste
donne che stavano

 dietro le barricate e non le abbiamo mai viste.