120200462_2xCMS4nSempre nel ciclo
Otras perspectivas del Festival Ecozine di Saragozza, venerdì 13
maggio alle 19.00  sarà il momento di godersi Dert, un documentario dei
fratelli Mario e Stefano Martone. A vent’anni esatti dai
tragici avvenimenti che hanno sconvolto la Bosnia,
Dert si muove nei luoghi della memoria di un paese segnato dalla
guerra ma non è un racconto di vittime o di dolore. È la testimonianza di una
straordinaria esperienza collettiva fondata sulla dignità e sul lavoro. Un
esempio di convivenza a dispetto di tutti i nazionalismi.
La storia della
cooperativa agricola Insieme e dell’amicizia che l’ha resa
possibile, quella tra Rada, Skender e Mario e della grande
rete di amicizia solidale che si è costituita, attraverso i confini, attorno
ai valori comuni che questa esperienza rappresenta. La cooperativa
Insieme viene fondata nel 2003 a Bratunac,
sulla riva occidentale della Drina, al confine tra la
Bosnia Erzegovina e la Serbia, a pochi
chilometri da Srebrenica.
Dall’inizio di aprile del 1992,
dopo il collasso della Jugoslavia, la Bosnia Erzegovina ha
sofferto una sanguinosa guerra d’aggressione terminata nel novembre 1995. Più
di centomila morti, migliaia di scomparsi, oltre due milioni di profughi,
economia ed infrastrutture distrutte. Il conflitto ha provocato un profondo
cambiamento della struttura demografica della popolazione, come risultato
delle operazioni di “pulizia etnica” dei territori.
Durante il conflitto,
l’area di Bratunac è teatro di scontri durissimi. Molte famiglie si
rifugiaronocaos-balcani-mostra-
ravenna-2-2 nella cittadina di
Srebrenica, enclave a maggioranza musulmana in un territorio a maggioranza
serbo-ortodosso, che era stata dichiarata area protetta dalle Nazioni
Unite
. L’11 luglio 1995 l’esercito serbo-bosniaco viola l’area
protetta, entra nella città e commette un massacro sistematico degli uomini
musulmani, inclusi i giovanissimi e gli anziani. Le donne e i bambini
sopravvissuti sono trasferiti in campi profughi. La strage è di dimensioni
inaudite, le vittime stimate sono più di ottomila. É il primo genocidio
riconosciuto in Europa dopo la Seconda Guerra
Mondiale
.
Mario Boccia, fotogiornalista che ha
seguito e documentato il conflitto nei balcani fin dall’inizio, è legato da
un’amicizia profonda e solidale con Rada e
Skender
, presidente e direttore della cooperativa che raccoglie
piccoli frutti e li lavora per farne succhi e marmellata. La raccolta avviene
in estate nelle terre vicino a Bratunac e nella regione della Bosnia centrale,
da cui provengono i mirtilli selvatici per i prodotti biologici. Molti
direbbero che i soci della cooperativa, ormai più di 500, in prevalenza donne,
sono di “etnie” diverse. Loro rifiutano questa distinzione. Lavorano fianco a
fianco uniti dal desiderio di restare nella loro terra comune. Ricostruiscono
un presente insieme, a dispetto di un passato che li vorrebbe divisi. Il loro
esempio sembra gridare alla Bosnia Erzegovina e all’Europa
intera: se si può fare qui, sarà possibile
ovunque.
 
 
Mario e Stefano Martone hanno
realizzato lavori di documentazione sociale e antropologica, in collaborazione
con ONG ed enti pubblici, in Bosnia, Sud America, Palestina e
Libano.
Dal 2006 al 2010 hanno coordinato corsi di realizzazione
video nei campi profughi palestinesi del Libano. Sono tra gli autori del
documentario Napoli, prodotto dall’Indigo
Film
e presentato al Torino Film Festival
2010
.
‘I Custodi
dell’Acqua’

 

descargaLo stesso venerdì 13 maggio alle 21.00 ore sarà il
momento di vedere I Custodi
dell’Acqua
,
di Giulio Squarci  nel ciclo Cine y
Agua
del Festival Ecozine.  Uomo e territorio, natura e politica si
intrecciano nella storia di una placida rivoluzione sgorgata tra le
Alpi Carniche. Il tempo della Carnia, una
remota area delle Alpi Orientali, sembra procedere assopito
nella ciclicità dei ritmi della natura e dei suoi elementi. È proprio
l’intervento sulle risorse idriche locali, dettato da interessi economici
esterni, a smuovere inaspettatamente il senso di attaccamento al territorio
della popolazione locale, che attraverso una mite rivoluzione di provincia
riuscirà a riconnettere le proprie istanze a quelle di un movimento più ampio
ed efficace, quello che si oppone alla privatizzazione della gestione del
servizio idrico.
Due donne di generazioni diverse, Ira e Maria, portano
avanti il racconto dell’impercettibile intreccio tra l’atavico amore per il
territorio Carnico, il riemergere di una solidarietà apparentemente
dimenticata ed un idealismo tenue, selvatico, nutrito apparentemente dal
respiro della natura stessa.