Centocinquant’anni di storia. In confronto agli altri grandi stati
europei, Francia, Gran Bretagna, Spagna, l’Italia è come se fosse una
fanciulla. Il compleanno è servito per domandarsi se merita o non merita la
pena festeggiare l’Unità d’Italia. Italiani conosciuti ed altri non tanto
hanno approffittato per dare ragioni pro e contro il 150º anniversario
dell’Italia.
Lo scrittore e
giornalista Roberto Saviano (Napoli, 1979) ha fatto un’elenco con i dieci motivi per cui vale la pena
festeggiare l’Unità.  Al primo posto perché è italiano. Al secondo, perché è
napoletano e da Napoli è partita l’idea e il sogno di un’Italia unita. Al
quarto, per Giuseppe Garibaldi, non come eroe ma come il simbolo di un’Italia
all’avanguardia del mondo sul piano dei diritti, della libertà. All’ottavo
posto perché italiani sono Michelangelo Buonarrotti, Pietro Calamandrei,
Norberto Bobbio,  Sandro Pertini…Vuoi sentire tutto l’elenco di
Saviano?
Invece, altri
meridionali hanno scritto un’elenco con altri dieci motivi per cui
un buon meridionale non può festeggiare l’Unità. Secondo questi critici al
momento dell’Unità d’Italia, il Regno delle due Sicilie possedeva un
patrimonio di 443,3 milioni di lire oro, possedeva la terza flotta navale
d’Europa e aveva primati nell’ambito dei trasporti, infrastrutture, energia
e telecomunicazioni da far invidia al resto d’Europa. Poi, tutto si è
trasferito al nord.
Lo scrittore e registra teatrale Alessandro
Ghebreigziabiher (Napoli, 1968) ha scritto anche nel suo blog un’altra
interessante striscia con i 150 motivi per festeggiare l’Unità. Anche i lettori del
giornale La Nazione hanno spiegato i motivi di questo anniversario.
Alcuni interessanti sono questi:  «Perché se fossimo divisi in staterelli
sarebbe più difficile affrontare tutti i problemi che ogni giorno sorgono
nella nostra epoca piena di contraddizioni»;  «Perché siamo orgogliosi di
accogliere le persone che vengono da altri Paesi e far loro conoscere le
nostre tradizioni»; «Per non tradire gli ideali degli artisti e degli
intellettuali che hanno reso grande l’Italia nel mondo».

E tu che ne pensi? Merita o non
merita la pena festeggiare?